miércoles, 1 de junio de 2011

Una storia stravagante III

Sono tante le volte in cui mi sono domandato perché nostro padre ci raccontava una storia così scabrosa, che noi bambini non capivamo e i cui personaggi mi hanno accompagnato sempre nei miei incubi. Dopo averci riflettuto per anni, penso che nostro padre cercasse di farci capire qualcosa che lui giudicava importante; o forse, si trattava semplicemente dell’unica avventura di cui la nostra famiglia si poteva vantare. Ancora oggi, quando chiudo gli occhi, la sagoma dei due uomini che una volta arrivarono al paese dei miei antenati si scorge inquietante nella mia fantasia per spaventarmi. E non ho alcun bisogno di sforzare l’immaginazione. Mi ricordo ancora di quel giorno in cui mio padre tolse da un cassetto un vecchio pezzo di carta annerita, le cui pieghe erano già consumate da una prolungata sfregatura e ce lo fece vedere come se fosse un prezioso tesoro. Quella era la dimonstrazione irrefutabile della verità della sua narrazione. Scritto con dei grandi e sobrie caratteri, si poteva leggere al di sopra di quell’inestimabile documento il nome ‘Olof’, e nella parte inferiore qualche parola scritta in una lingua che io non avevo mai visto prima di quel giorno e che non potevo decifrare. In mezzo a quel cartello, dipinto con colori pastello, c’erano le figure di due persone sul palcoscenico di un teatro: uno di loro, alto e magro, era in piedi davanti all’altro, grottesco e rinchiuso all’interno di un barattolo su un tavolo; sullo sfondo, c’era il pubblico che batteva le mani e delle donne che svenivano dall’impressione. Secondo mio padre le cose capitarono così:

la nave del nonno levò l’ancora com’era stato previsto, mentre Svenson restava in taverna più ubriaco del solito. Mio nonno ebbe la certezza che non avrebbe  rivisto il vecchio svedese mai più e cercò di non pensare a lui durante i giorni successivi. Ma, poche giornate dopo l’albero motore della nave si ruppe costringendo il capitano a tornare a terra per le riparazioni necessarie. Ci sarebbe voluta al meno una settimana per completare la riparazione e, dato che il porto dove erano attraccati non era molto lontano a quello dove si trovava Svenson, il nonno decise di visitare il vecchietto. A quel tempo non era difficile per un giovane marinaio trovare chi lo portasse nella parte posteriore di un carro, oppure, esisteva la possibilità di salire sui vagoni merci di un treno a vapore in marcia. Qualsiasi fosse la modalità che mio nono scelse, quella sera entrò nella taverna con l’idea di trovare Svenson sufficientemente sobrio per rispondere alle sue domande. Ma il mascalzone svedese non c’era. Dopo aver aspettato qualche ora senza alcun risultato, la fame lo spinse a ordinare un piatto di cibo al padrone.

—Scusi—chiese mio nonno inzuppando il pane nella salsa—mi aspettavo di trovare qui un mio amico, ma questa notte non è neppure apparso.

Il padrone era uomo di poche parole, e nemmeno rispose. Mio nonno proseguì,

—E’ un vecchio marinaio, un trincone svedese che di solito occupa quell'angolo—e indicò il posto di cui stava parlando.
—Svenson—disse il padrone.
—Proprio lui!—fece il nonno.
—E’ partito—il nonno temette che fosse morto.
—Da molto?
—Una settimana, più o meno—impossibile trovarlo.
—Peccato! Avrei voluto parlarci...
—Sei tu Ismaele?—domandò il padrone d’improvviso.

Il nonno stava per rispondere di no, dato che non era il suo nome; invece si fermò un attimo esitante.

—Sei tu o no?—domandò il burbero locandiere.
—Certo! Sono io—non era sicuro di fare bene, ma ormai era tardi per pentirsene. A volte, il destino degli uomini si decide in un istante. ‘Sì’ o ‘no’ e da quel momento in avanti tutto sarà diverso.
—Svenson ha lasciato questo per te. Lui ha detto che tu sapevi cos’era—disse con disdegno.

Il padrone gli diede un pezzo di carta piegata e un quaderno con una rilegatura nera che sembrava fosse una sorta di diario. Il nonno svolse il pezzo di carta e subito riconobbe gli uomini che una volta, quando lui era ancora un ragazzo, arrivarono al suo paese, seminando l’agitazione fra la gente semplice e suggestionabile del villaggio. Ciò che non poteva essere, stava succedendo davanti ai suoi occhi. Senza dubbio, all’interno di quel quaderno c'era la spiegazione di tutto il mistero, ma quasi non poteva aprirlo dall’emozione. Lo prese, lo mise in tasca, pagò il conto al padrone e se ne andò via, cercando di trovare il coraggio per guardare il segreto custodito in quelle pagine.

Continua...










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Una historia extravagante por carlos Olalla se encuentra bajo una Licencia Creative Commons Reconocimiento-NoComercial-SinObraDerivada 3.0 Unported.